Siete mai stati in Molise?

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Siete mai stati in Molise?

Oggi non si parla di ricette, ma del viaggio in una terra che si considera poco conosciuta, soprattutto al Nord, ma che in realtà può rappresentare un interessante viaggio enogastronomico.

Questo viaggio, mio malgrado, non è stato fatto da me, bensì dalla mia cara amica Michela che ha voluto raccontarvi il suo viaggio in questo luogo ricco di sorprese. Ma ora lasciamo la parola a Michela.

molise2000px-Molise_in_Italy.svgVoi siete mai stati in Molise? Si, avete sentito bene, M-O-L-I-S-E. Quella terra di nessuno, che molti pensano confini con Fantàsia, Avalon, La Contea ed Oz. Quella landa che alcuni pensano sia solo uno “state of mind”. Altri sono più certi: “Il Molise non esiste!”. Eppure io ci sono stata e vi racconto un po’ quello che ho scoperto dei suoi tesori enogastronomici. Ma prima alcune info, così, giusto per collocarvi.
Il Molise è una piccola regione del profondo centro Italia, bagnata su un lato dal mare e con poco meno di 313mila abitanti. Quindi pochi, ma buoni. Buoni come i piatti che ho conosciuto dovendo affrontare una trasferta di lavoro, nel profondo sud  molisano, in un piccolo centro abitato della provincia di Campobasso.

Vigne a vista d’occhio, verde, campagna e aria pulita. La prima volta che mi siedo a tavola è per cena, in un agriturismo di zona. Mi affido completamente alla locandiera, che non mi delude portandomi un piatto ricolmo di orecchiette, fatte in casa ovviamente, alla crema di gorgonzola e speck.
IMG-20151025-WA0016Una roba da leccarsi i baffi, le dita e anche il bordo del piatto. IMG-20151025-WA0017Già sazia ed appagata da quella montagna di bendidio, mi vengono portati anche 4 arrosticini, presi in prestito dai vicini abruzzesi, accompagnati da patate arrosto al rosmarino. Il tutto bagnato da un ottimo e corposo vino rosso (l’agriturismo è anche cantina vinicola!) e tutti a letto felici e contenti. Il giorno dopo mi ritrovo a lavorare in fiera, in cui i prodotti enogastronomici vanno per la maggiore. Lì scopro i “giacimenti del gusto”, così li chiamano i produttori locali. Ottimi vini, tra cui cito la Tintilia DOP del Molise, vitigno autoctono recentemente recuperato dall’estinzione e dall’alto valore qualitativo; profumatissimi Oli extravergini d’oliva, da cultivar locali come la Gentile di Larino, l’Oliva Nera di Colletorto, la Rosciola o la Cerasa di Montenero e poi formaggi, salumi e pane. Insomma, tutta la dieta mediterranea in tavola. IMG-20151025-WA0019Ho scoperto ed assaggiato la Treccia di Santa Croce di Magliano, un formaggio a pasta filata tipico del sud molisano intrecciato “a mò di sciarpona” che va mangiato a pezzetti previa “sfilacciatura”.
Ho degustato la Ventricina, salume nobile in quanto fatto con alta percentuale  di carne magra, proposto in due versioni, quella “light” per i più timorosi, ovvero più dolce e speziata  e quella tipica della zona, per “real wild child”, dalla piccantezza acuta e potente.
Così anche la Pampanella, carne di maiale tenera come il burro, rossa come il sole al tramonto, ma piccante come le fiamme dell’inferno (non temete, anche di questa esiste la versione per lingue delicate!). Insomma, la fiera mi ha permesso di immergermi in un mondo di tradizioni e sapori che solo chi si vive il territorio può comprendere appieno. molise-cavatelliStringendo, altre specialità che ho potuto godere sono i cavatelli, conditi semplicemente con un sugo al pomodoro fresco dell’orto e basilico oppure rivisitati al tegame, con una gratinatura di mozzerella di bufala filante (bufala che, ovviamente, ho gustato anche in caprese, condita solo con olio E.V.O. molisano e un pizzico di sale).

CIABOTTAUnico rimpianto, a causa del poco tempo a disposizione, è non aver potuto gustare la “Ciabotta” , anche quello piatto tipico. Una pentola con verdure fresche dell’orto (mi hanno raccontato la versione estiva con melanzane, zucchine, pomodori, peperoni, carote e patate) fatte bollire come uno stufato con l’aggiunta di uno o più uova rotte e cotte in mezzo alle verdure. Il nome dice tutto: dopo che la mangi ti arriva una “botta” tremenda e non resta che la pennichella per riprendersi. Insomma..Dopo aver letto tutto questo se vi è venuto anche solo un quarto dell’acquolina in bocca che è venuta a me scrivendolo  e ripensando a quei piatti non resta che fare una cosa: pianificare un tour enogastronomico del Molise.

Il Molise esiste eccome, enjoy it!!!

 

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By | 2015-10-26T20:16:45+00:00 ottobre 26th, 2015|La cucina racconta come eravamo|0 Comments

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